RIME DI MEZZANOTTE Radio Sorriso

BRUNO BALZAN

VENT’ANNI
MARZO
RIME SILENZIOSE
IL RISVEGLIO DI PIOGGIA CHE SCROSCIA
E SE UN GIORNO
LA TORTORA SUL FILO
ANEMONE BIANCO
AVRESTI VOLUTO
INCONTRO
I PASSI DELL’AUTUNNO
RINASCERE ALTROVE

 

(1976)A vent’anni, avevo la sensazione di trovarmi sempre in una stazione centrale, da dove partivano treni diretti in tutte le direzioni. Sentivo un mare di possibilità davanti a me. Sentivo sciocca l’idea del preoccuparsi a quale ora sarebbe passato un certo treno. Tutti i treni avevano la stessa caratteristica: quella di potermi condurre in un paese nuovo e meraviglioso. Ma forse questo non era vero. C’erano molte cose che non riuscivo a capire e a vedere.

VENT’ANNI

Ho appena vent’anni
e mi sento già vecchio.
Uno scemo mi chiede
l’ora del treno,
ma per fortuna
io non la so.
Un idiota mi guarda
con aria d’impaccio:
no!
Sono io,
che mi guardo
allo specchio.

 

(1979)La vita come una giovane donna, una primavera. L’incertezza a volte dell’andarle incontro, ma la determinazione del volerlo fare. Quell’incontro importante a cuore aperto con l’essere vivi e presenti.

MARZO

Prato quasi vivo
che di sole arde:
vive di Marzo.
Primavera specchiata
a una finestra.
Ride ragazza
dalle labbra
ancora incerte.
Il mio amore varcherà
ogni tuo confine.
Il tempo desidera
la tua carne.
Io,
il tuo sguardo
e i palpiti
della tua dolcezza.

 

(1990)Il momento importante e prezioso di scrivere, di cercare, di un voler sapere, scontrandosi anche con barriere fatte di noie, di timori, di dolori. Il cercare di voler vedere il più vicino possibile di che cosa sono fatto; lasciando fuori, al mondo, la brutalità e l’aggressività che impedisce di guardare. 

RIME SILENZIOSE

Rime silenziose
pungono il cuore
scavano noie
dissotterrano paure
svestono dolori,
invocando
due ali d’infinito,
che lasciano
al resto del mondo
l’artiglio che acceca.

 

(1990)È bello sentire di notte lo scrosciare della pioggia. Non aver voglia di dormire, assaporare il canto dell’acqua che scende dal cielo e il respiro della donna che ti dorme vicino, sulla quale puoi contare. 

IL RISVEGLIO DI PIOGGIA CHE SCROSCIA

Il risveglio
di pioggia che scroscia;
stanotte
non dorme la mia vita
che lascia una scia
dove mi confronto
e riconosco il mio andare.
Respiri di donna
leggeri di vento
soffiano incanti
estasi tormentate,
dove
alla sorgente
dei suoi seni
attingo
un po’ d’amore
dal mondo.

 

(1994)La razionalità come rifugio da una verità incontrollabile, perché spontanea e creativa. Preoccupati d’incasellarci nelle pragmatiche sicurezze dove stiamo pigramente seduti, sogniamo una libertà che abbiamo paura di toccare.

E SE UN GIORNO

E se un giorno
lungo il nostro tempo
incontrassimo la verità,
riusciremo a toccarla?
A guardarla?
Plasmare il nostro cuore col suo?
Oppure continueremo a giocare,
a nasconderci,
a pretendere che ci rincorra
senza farci prendere mai?
Quale sorriso costruiremo
per nascondere adesso e domani
la voracità silenziosa
della solitudine che pervade
il senso dell’attesa?

Forse come sempre
ci barricheremo
dietro alle sicure sbarre
che la razionalità ha costruito,
per esprimerci
come suoi seguaci,
chiudendo le verità interiori
in una stretta
di voci isolate.

 

(1995)C’è un momento, un’ora, a cui non apparteniamo. È quell’ora in cui siamo rapiti nello stupore, nell’incanto della bellezza. In quell’ora tutto ha un senso, che prima non riuscivamo a vedere.

LA TORTORA SUL FILO

La tortora sul filo
dalla camera
il mattino che gocciola
sul davanzale
di pioggia.
La primavera verde
acerba di germogli
di giocosi passeri
che rubano croste di pane.
La campana batte l’ora
che non m’appartiene.
Voci d’uccelli parlano
arricchiscono il silenzio.
Il legno scavato del pero
riflette:
la pioggia
che muore sull’erba
farà rivivere il mondo.

 

(1998)La ricerca difficile, incessante, che trova una promessa, una speranza, piccola come un fiore d’anemone, ma importante.

ANEMONE BIANCO

Ho trasmesso il mio dolore
tra i figli della terra,
mentre osservavo il tordo
appollaiato nel crepuscolo
tra i rami del ciliegio
morto per inverni troppo freddi
e le ferite inferte dall’uomo.
Ho raccolto
la mia essenza di cuore,
e l’ho fatta volare via
fra le bestemmie
del silenzio che divora
e le case sparse
di tiepido Marzo.
Ho scavato
nel brago della terra
dove germinano semi occulti
e blasfeme verità,
e nel sepolcro del mondo
tra ossa consunte
ed escrementi di paure,
ho trovato un anemone bianco
che aspetta di sbocciare.

 

(2000)Ognuno porta con se, una qualche forma di bellezza, che gli anni e il tempo non possono consumare. Dipende da noi! Dove riponiamo l’attenzione; che cosa vogliamo guardare.

AVRESTI VOLUTO

Avresti voluto correre,
correre più forte del vento,
più forte della mano del destino
che ti ha portata
dove non volevi andare.
Il gioco perverso del divenire
ti ha conficcato un dolore
tra anima
e cuore
un po’ stanco.

Ma c’è una stella
che a volte
fiorisce nei tuoi occhi:
si accende e si spegne;
poi ricompare
fra le tue labbra
più luminosa che mai.

 

(2000)Incontrarci, è l’unica possibilità che abbiamo; l’unica occasione per non finire scaraventati in mille pezzi, nell’oblio dell’eterno.

INCONTRO

Io tendo la mano
e tu tendi la tua;
anche se c’è nebbia e buio
anche se ci sono paure e incertezze,
le nostre mani s’incontreranno
da qualche parte,
in qualche modo.
Io sentirò il calore della tua,
tu sentirai il calore della mia:
si accenderà una luce,
ci sentiremo meno soli
e il buio ci farà meno paura.

 

(2003)A volte ci lasciamo lacerare dai ricordi, tornando indietro a ritroso, in una specie di fuga da qualcosa che nel presente sentiamo ostico e non vogliamo affrontare: gli psicologi credo la chiamino “resistenza”, ma in fondo è solo pigrizia o paura.

I PASSI DELL’AUTUNNO

I passi dell’autunno
incontro alla nebbia.
Un canto di tristezza
urlato senza voce.
La rabbia come un’onda:
va,
s’infrange,
ritorna.
La vigna
spogliata di vendemmia
resta muta
al corvo che la cerca.
Nel fondo della valle
case sparse
aspettano la pioggia:
la pioggia che rinfresca
che dilava
il tormentato sole
nel solco del ricordo.

 

(2004)La mente pensante, non sa cosa c’è al di fuori di se stessa. Quando ha scandagliato ogni possibilità, comincia a capire che in fondo qui nella “ realtà “ che viviamo, non c’è veramente molto che trattenga, anche perché si tratta di una “ realtà “ molto limitante. Ciò che c’è da perdere, sono i confini tracciati come memorie di pensieri: abbandonare tutto, per rinascere a nuova vita.

RINASCERE ALTROVE

Oltre la mente
c’è un oltre che non sa
un andare che non va
un qualcosa che non c’è.
La porta del limite
conduce al baratro
della verità.
Cosa c’è da perdere in fondo?
Qui tutto è un giocare
in attesa della buona sorte.
Non si vive mai veramente!
Qui si recita la commedia
di un qualche destino,
emulando e rielaborando
il gioco di altri attori.
Uscire dalle mappe del destino?!
Non ci sono più appoggi.
Bisogna munirsi di ali
per librarsi al di sopra
gl’ingranaggi della vita.
O essere leggeri,
trasparenti,
per passarci attraverso.
Non è una porta
da aprire,
da oltrepassare:
è un morire
per rinascere altrove.

LE POESIE DEGLI ASCOLTATORI

 

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