(In un quotidiano, dove ci sono miriadi di parole che scorrono in tutte le direzioni, spesso con poco senso e poco significato, può essere importante fermarsi e dare un’importanza alle parole: farle respirare, farle vivere. Cercare con le parole di comunicare con quelle parti talvolta stordite o addormentate del nostro essere. CREDO CHE L’AMORE SIA COMUNICARE, COMUNICARE A CUORE APERTO. È con questa comunicazione che possiamo aprire dei passaggi che prima, non sospettavamo nemmeno ci fossero. Più aperture riusciamo ad ottenere, più il contatto col mondo che ci circonda sarà reale)
IL RESPIRO DELLE PAROLE

Hai mai sentito
come respirano le parole
negli attimi
approdati alla tenerezza
emozionata dal tuo invito?
Hai mai sentito
come respirano le parole
quando intonano vibrazioni
di canti insegnati
all’aprirsi di emozioni?
Esili piccoli miracoli
trasformati in vivo
da fenomeni sconosciuti,
empatie predisposte
congiunte da destini
nati a insaputa del cielo.
Hai mai sentito
come respirano le parole
di religiosa fiducia
illuminate da candidi altari
offerte a devoti aneliti?
Movimenti sperati
ad incontrare presenze
vive di esistenza.
Come respirano le parole
immerse nelle poesie:
amano e si perdono.
Non le puoi catturare
sono come onde:
vanno e si perdono.
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(Il bisogno di entrare nel cuore del segreto, attraverso le labbra della donna che si ama).
COME UN NETTARE

Il sapore del cielo
trai tigli
dalle foglie che cercano
col nuovo verde.
Strade bagnate
lungo il percorso della vita
inseguo il colore del tramonto.
È un cavallo imbizzarrito
la mia anima
bagnata di tristezza
asciugata dal fuoco del mio cuore;
e come un nettare stilla
dalle tue labbra
dalle mie,
il segreto che ci porterà
lontano.
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(Versi che parlano di cuore, di carne e di sensi. Cercare attraverso la carne la via del cuore, riconosciuto come figlio e riscatto vero del vivere).
FAME DI TERRA

Nel sudore
nel dolore
germoglia
il figlio del cuore.
Dai nostri corpi
risucchiati
nel perdersi
tra la carne
e le notti d’amore
intrise di luna,
fuochi rossi
accesi a riscoprire
la fame di terra
posseduta nelle viscere,
violata negli anfratti
più scuri e nascosti
del nostro chiedere.
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(Non guardarmi come un oggetto da accaparrare, ma come un’anima in viaggio).
NON INVESTIRE SU DI ME!

Non investire su di me!
La mia anima
è un aquilone in affitto
appesa all’esile filo
dell’esistere,
sospesa sull’abisso
di mille perché.
Non investire su di me!
Faresti un pessimo affare.
Già domani io
non sarò più io.
Domani sarò solo qualcuno
che assomiglia al tuo ricordo.
Non investire su di me!
Il mio cuore è una cambiale in protesto.
Non ritroveresti più
i tuoi sogni da recuperare
troveresti solo i miei occhi
che ti aspettano per andare.
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VENTO D’OTTOBRE

Cammino
per la strada
di mezzanotte.
I lampioni
di via Matteotti.
Una persona
che mi segue dentro,
forse lei è la strada
forse il cancello.
Mi sciolgo felice
con le gocce
di pioggia sottili.
Dentro di lei
col vento d’Ottobre
resto in equilibrio
sul mondo.
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(Ci sono fatti, eventi e cose palesi che possiamo toccare direttamente coi sensi. Ce ne sono altre, che fanno parte del nostro più profondo modo di sentire. Non sono così apparenti e così scontate, ci vuole molta delicatezza e molta pretta attenzione per poterle cogliere).
ESISTE

Esiste una ricchezza
che non è oro.
Una dolcezza
che non è miele.
Un calore
che non è fuoco.
Esiste una profondità
che non è cosmica.
Un azzurro
che non appartiene al cielo.
Scioglimenti
che non sono da catene.
Esiste un viaggio
che non ha strade,
ne traguardi,
ne sentieri.
Lascia solo orme
identificate con un ieri.
Esiste una purezza
che non è neve.
Un’innocenza
che non sa di tribunali.
Una bellezza
che non è fatta di ricami.
Esiste un’amarezza
che non è fiele.
Una freddezza
che non è gelo.
Dolori al petto
che non hanno
mai visto pugnali.
Esiste anche un morire
che solleva
e un nascere
che conosce la catarsi
illuminata di resurrezione.
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(In che cosa identifichiamo con quella che definiamo identità? Forse il modo migliore è quello di trovarla in un rapporto terso con le altre persone).
LA MIA IDENTITÀ

Chi mi darà la mia identità?
L’ufficio anagrafe?
La famiglia dove son nato?
La patria o la razza?
Le impronte digitali, il dna?
Il colore della pelle?
La fotografia della mia faccia?
Il mio conto in banca?
Le cose che posseggo?
La mia identità
me la darai tu
per come riuscirò
a volerti bene
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(Ad un certo momento della ricerca, ci si può accorgere che la verità non può essere cercata, perché la verità cercata, è mero frutto delle nostre carenze, dei nostri personali bisogni. Ad un certo punto ci possiamo accorgere, che è lei a cercare noi, e noi non siamo mai stati disponibili ad aprirle la porta).
MI METTERÒ

Mi metterò
la camicia di forza
così non verrò più
a parlarti d’amore
a chiederti una fetta di cuore.
Mi metterò
il berretto a sonagli
così che tu possa vedermi di lontano
e indicarmi col tuo impaurito indice,
come fossi una malattia
o una vergogna.
Mi metterò
le antenne in testa
così quando mi vedrai
penserai che sono
un extraterrestre,
uno con cui tu
non hai niente
da spartire.
Mi metterò
il burqa addosso
così non potrò più parlare
e non mi potrai vedere,
potrai startene sicuro
dal tuo cuore
e da invisibili catene.
Me ne andrò
barcollando per la strada,
così penserai che sono alcolizzato.
Potrò dire quello che voglio
e mi allontanerai
con un sorriso
oppure una bestemmia
che tradisce
il tuo disagio
per avermi incontrato
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(C’è un detto fra i saggi dell’oriente che dice: “ Se credi che il dito che indica la luna sia la luna, sei uno sciocco “).
PAROLE

Le parole non conoscono
alcuna verità.
Le parole passano
attraverso il giorno del reale
ma non toccano mai
il “ quello che è “.
Le parole possono
indicare una strada
ma non sono la strada.
Le parole viaggiano
per conto di noi stessi
ma non siamo noi!
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(Come funzionano le cose della vita? Lo si capisce vivendo. La vita è la nostra unica, importante maestra).
STRADE INTERIORI

Le strade interiori
sono tutte solitarie:
non ci sono cammini
da spartire con altri.
C’è un vuoto da reggere
e una solitudine
aggredita dai fantasmi
della memoria.
Può il nocciolo della mia essenza
passare senza voltarsi?
Senza distrarsi?
Rimanendo puro
nel suo movimento?
In equilibrio su un filo
che non è un filo,
un gioco in cui le regole
le devo scoprire da solo
vivendo.
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(Percepire l’armonia delle cose, vuol dire anche, non sentirsi soli nell’universo che ci circonda. Vuol dire sentirsi parte di quella armonia).
L’ANIMA CHE ASCOLTA

Ogni ramo
ha la sua primavera,
ogni braccio
ha la sua forza,
ogni grembo di terra
la sua pioggia.
Ogni colore ha la sua luce.
Ogni rumore il suo silenzio.
Per ogni battito del tuo vivere
c’è un’anima che ascolta.
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(Tentiamo sempre di imprimere al mondo una logica che è prettamente nostra, e che il mondo nel suo manifestarsi, non possiede. Vorremmo carpire i segreti della natura, e in questo modo assoggettare il tutto ai nostri personali egoici desideri. In questo modo ci siamo trovati a vivere, in una terra aliena di cui non afferriamo il senso, pur facendone integralmente parte biologicamente).
GLI ALIENI

Dove sono gli alieni?
Qualcuno li ha visti?
Sono forse Marziani
o Venusiani
o di altre galassie?
Io li ho visti!
Li vedo ogni giorno.
Eccoli là! Sono loro!.....
….Siamo noi.
Gli alieni siamo noi
dentro le nostre campane
di dignitosi orgogli
e di vanitose apparenze.
Noi che ci passiamo vicini
e non ci riconosciamo.
Noi, barricati dentro
al nostro: sappiamo tutto,
il nostro: abbiamo sempre ragione,
ma non siamo consapevoli
di chi siamo.
Gli alieni siamo noi,
che nell’era delle comunicazioni
non sanno comunicare.
Che parliamo tanto
e non ci capiamo mai.
Incapaci di raggiungerci, d’incontrarci.
Noi, che vogliamo sempre di più,
che i soldi non ci bastano mai.
Che facciamo
conferenze sull’amore
che parliamo tanto d’amore
e rispondiamo con l’indifferenza.
Gli alieni siamo noi,
così vicini
e così tanto distanti.
Così abbracciati nella disperazione
così lontani e superbi nell’opulenza.
Siamo noi, che soffochiamo l’innocenza,
che imbrattiamo la purezza,
tanto belli e curati fuori
ma goffi e claudicanti dentro.
Noi che violentiamo il pianeta
che ci ospita,
che macelliamo gente o animali
per il gusto
per la gloria
o per economici interessi.
Gli alieni siamo noi,
che esibiamo i documenti
per non farci riconoscere.
Che abbiamo costruito un mondo
in cui non ci identifichiamo:
terrestri
di una terra sconosciuta.
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LE POESIE DEGLI ASCOLTATORI
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