RIME DI MEZZANOTTE Radio Sorriso

BRUNO BALZAN

UCCELLI
SCAPPA VIA
VENDITI !
GUARDA IL MONDO
LA MIA VALIGIA

 

UCCELLI

Volano gli uccelli
coi loro fardelli
nell’aria timida dell’alba.
Volano alla ricerca
...di un’uscita
fra le sbarre del cielo
nel limite dell’ignoto
inconsapevole di vita.

Volano gli uccelli
con gli occhi rossi
freschi di pianto,
battono le ali...
nel loro tormento.
Sanno di gioia
e di dolore...
...cercano un ramo
dove riposare...
cercano una notte...dove
nascondersi e dormire.

Volano gli uccelli
guidati dai pensieri fra
le nuvole d’un petto...
rimangono in attesa di
fuggire a qualche
acuto dispiacere...
rannicchiato nel piegare
...di un’ombra.

Volano gli uccelli
per campagne e silenzi
...cavalcando il coraggio
ombre...confini...paesaggio
fino al traguardo dell’occaso.
Porteranno via...
le garze dello ieri...
canteranno a festa
...recheranno crisantemi
sulla bara immaginata
del “ciò ch’è stato”.

Volano gli uccelli
clandestini dell’azzurro
...nel presepe del cielo
a marinare un passato
di impietrito relitto...
a depositare una danza
ali nel prodigio
...moto di vaganza.

Volano gli uccelli
ai pendii del sole...
vanno a cantare
la primavera del mondo.
Arriveranno presto
coi loro addii...
lasciati dietro le code
...rinunciati nel volo
per un nuovo colore.

 

SCAPPA VIA

Scappa...corri...
più forte del baleno.
Scappa che convenzione
non ti prenda,
potrebbe farti male
potrebbe chiederti cose
che non riesci a dare.

Scappa...corri...
più della freccia,
che paura e tristezza
non si aggrappino
al tuo petto...
coi loro artigli
che scavano nell’anima
lasciandoti appeso
al dolore del buio.

Scappa...scappa via...
se l’angoscia ti prende
non andrà più via.
Fuggi oltre la notte
oltre il nadir
più in là del mare
corri...non rimanere.
Scappa più forte
della meteora.
Scappa col fiato
affannato...
col cuore alla gola
dileguati nella notte
fra le pieghe della luna,
ce la farai se
avrai fortuna.

Corri sopra
il pianto della terra,
al di là del
chiacchierare della gente.
Vai più forte che puoi
più che i pensieri tuoi
dei desideri che ti
incollano all’inganno...
della miseria del mondo
...dell’affanno.

Scappa...corri...
vola via dentro
la foresta nera
aggrappato al vento
freddo della sera.
Porta via con te
uno spiraglio di dolcezza
corri più dell’amarezza.
Nasconditi nelle viscere
un angolo di allegria.
Scappa senza far rumore
vola dritto più in là
della zavorra del dolore.

Scappa...che...
...disperazione
non ti prenda
per inchiodarti
il petto sulla
trave d’un patibolo.

Che non ti trovi
impreparato e...
improbabile guscio
di vuoto inaffidabile,
carezza inesperta di
un’esperienza sofferta.

Vai lontano
più della follia
che vuole risucchiarti
e farti morire di rabbia
legandoti a una gabbia,
drogandoti coi miraggi
di libertà virtuali.

Scappa...corri...
più forte del tormento,
dal morire stramazzato
dal dolore che rinasce
sopra il magma del delirio
raggiungiti lontano...
nell’alba del momento.

Scappa...scappa via...
lascia tutto quel
che non ti serve
e tieniti stretto al
“sia quel che sia”.

 

VENDITI !



Venditi!
al mercato dei distratti
con l’occhio cieco del pudore,
non sappia la mano destra
quello che inganna la sinistra.
Più ti vendi e
meno sai chi sei.
Ti ritroverai slacciato
nel vortice d’una libertà di
ristretti pallidi confini.

Venditi!
col sorriso rauco di
un comunicare rattoppato,
negli squarci di uno spirito
impaurito dalla luce.
O alla lotteria delle parole,
dove puoi raccontarti
come non saresti mai.
O magari alla
tombola della fortuna,
dove puoi rifarti una
nuova e lucida utopia.

Venditi!
procurati un incastro nel
puzzle di una società accalcata,
c’è una sicurezza che forse
può lasciarti in pace,
dove puoi eluderti e
atteggiarti nell’imbroglio
di chi sa...
cos’è venuto a fare.

Venditi!
alla fiera dei pretesti
con la movenza di chi
sguscia tra le dita,
di chi non ha spalle che
supportino la vita
fatta d’incontri a
dimensioni umane.

Venditi!
fra i salmi e i cori delle chiese
barattando la tua voce isolata,
non accettando il
clandestino tuo girovagare.
Per non sentire il
buco del silenzio
ti metterai dalla parte
sbagliata, confondendoti
nell’odore dell’incenso,
ti sentirai assolto dal
lutto della vita.

Venditi!
alla bottega degli ammiccamenti,
dove non saprai mai dov’è
lo spartiacque del mistero.
Disperso dentro un qualunquismo
atteggiato di retorica nel modo
sarai...senza bussola
d’orientamento.

Venditi!
a chi ti offre di più,
a chi ti paga in
moneta sonante,
così saprai quanto vale la
tua abilità di giocatore
che scherza con il dado
del destino umano.

Venditi!
senza la misura del discreto
lascia fare alle leggi di mercato,
ti lusingheranno
col boia incappucciato
di un timore che non hai
mai identificato.

Venditi!
trafugati di notte
che nessuno sappia mai
dell’omertà d’un fottuto onore
...contrabbandato alla sorte
ravvisato a soluzione
nello scapigliato incerto
istigar del veritiero.
Intenzione inquisita,
istanza irriverente...
orma di nuvola disegnata
nel petto d’un finanziamento.

Venditi!
come oggetto da regalo
bocca dalle mille promesse
preghiera senza un’anima...
come un precipitarsi che
...non sa inciampare.

 

GUARDA IL MONDO



Guarda il mondo
com’è preciso, rotondo
di rossetto e crema
sulla pagina del viso,
impreciso e duro
nel crescere la maschera
per schermare il sole
dal buco dell’ozono.

Guardo il mondo
tra i passi mi confondo,
nel cercare quel dio che
ama sempre di nascosto.
Ci sono migliaia d’occhi
che sfuggono in ricerca
(una favola di salvezza,
una principessa da svegliare)
che temono il limite,
dove dovranno lasciare
tutte le inutili valigie
afferrate, strette coi polsi
rigidi, delle insistenti
frangibili paure.

Osservo il mondo
nel mistero fondo.
Mi porto appresso
una ventiquattrore
stipata di parole,
da asciugare
strofinandole al sole.

Per poi mostrare un sorriso
bianco da scrivere,
al di fuori del cancello
in un rivelato movimento,
che libera la vita
sul davanzale del momento.

Libertà, persa un po’
anche stamattina,
accovacciata in seno
alla memoria...che
mi dà la dimensione
di sedermi vicino ai
miei quarantanove anni
di pillole magiche, di affanni.

Nel petto picchia l’ora
in un consiglio d’autostop:
tra poco passerà il vento.
Mi distenderò
facendo finta
d’essere una vela.
Me ne andrò col
mio grido frantumato,
di angelo in pena.

 

LA MIA VALIGIA



Nella mia valigia
porto tutto quello che ho.
Ci cammino di fianco
ma nessuno mi vede:
si vede solo il bagaglio!
Che buffo!
Vedere una valigia
che cammina da sola!
A volte
mi sento importante,
perché nella valigia...
nascondo un amante.
Non so che nome abbia
però mi vuole bene
non teme le mie pene
i miei dolori, le mie tristezze,
è un folletto buono
le sa mutare in dolcezze.

Nella mia valigia
c'è un posticino
dove posso tenere
il mio bambino:
è una fetta di nuvola
riassunta in un angelo,
è un muscolo che vola
con un mare di sfondo.

Nella mia valigia
porto un viaggio
una lettera
e due labbra che ridono,
nell’indirizzo c'è scritto:
" Quello che non hai saputo dire ".

 

LE POESIE DEGLI ASCOLTATORI

 

176 visitatori